La stagione estiva è alle porte e quest’anno, come non mai, le famiglie sentono il bisogno di un graduale ritorno alla normalità. Soprattutto i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, manifestano l’esigenza di socialità, di ritrovarsi in spazi diversi dalla scuola, per riprendere contatti con l’altro.

Questa “fame” di socialità è un bisogno primordiale che l’animatore dei centri estivi, in questo tempo davvero unico, deve considerare nell’approcciarsi a questo lavoro. Animare non significa solo proporre un gioco, un’attività ludica o sportiva, arbitrare una partita. Animare non significa nemmeno diventare i guardiani di un branco scatenato di bambini repressi. Animare significa stimolare, incuriosire, divertire (e divertirsi), prendersi cura della creatività di ogni bambino, accrescere la sua libertà espressiva. L’animatore dei centri estivi diventa un riferimento importante, ma diverso dalle figure adulte che abitualmente i bambini incontrano nella loro crescita; perché non è un maestro, né un istruttore sportivo e nemmeno un animatore di una festa di compleanno. È un professionista esperto di tecniche del gioco e dell’animazione, conosce i principi della psicomotricità e gli schemi motori, possiede autocontrollo ed empatia, è in grado di fronteggiare e intervenire durante le discussioni e i litigi (a volte anche accesi) fra i bambini. È attento alle loro esigenze, sa riconoscerne i bisogni, sia quelli fisiologici (fame, sete, andare in bagno…), che quelli psicologici (mancanza della mamma, desiderio di stare vicino ad un amico).

E tutto ciò lo deve fare sempre con il sorriso e la leggerezza, la gioia, la vitalità e l’energia, ingredienti necessari per una professione faticosa ma davvero tanto arricchente.