Efficiente? Pratico? Versatile? Funzionale?

Sono solo alcuni degli aggettivi per definire un allenamento; funzionale, appunto.

Allenamento Funzionale = circuito. Questo è il primo pensiero errato, anzi la prima concettuale applicazione pratica non propriamente corretta.

Gesti motori, movimenti funzionali possono essere somministrati per serie e ripetizioni, anche in modalità di allenamento definito “conventional” in sala pesi.

Questione di metodo. Questione di timing, non di materiale/i.

Che macchina perfetta il corpo umano. Pensiamo ad un soggetto inattivo, meno si muove peggio starà: retrazioni muscolari, risposte lente sotto il profilo ormonale, indebolimento del sistema immunitario.

Affinché il corpo, la macchina funzioni dunque, è necessario somministrare una giusta dose di movimento col giusto metodo, per l’appunto.

Cosa c’è di meglio di un buon allenamento funzionale svolto con regolarità? Un valido antiruggine che basa tutto sul principio AZIONE-FUNZIONE.

Nel classico lavoro in palestra viene attivato un distretto muscolare in modo analitico senza badare all’intera catena cinematica, attivazioni elastiche e miofasciali, cosa che avviene, invece, con un gesto motorio di natura funzionale. Un allenamento – realmente – funzionale è applicabile davvero a tutti.

Adattare metodo, timing, progressioni e/o regressioni è l’unica chiave che apra le porte dell’efficacia e del beneficio.

Per concludere… il bello dell’allenamento funzionale? La possibilità di poter implementare su varie direzioni, uscire dagli schemi per costruire nuove prospettive motorie che l’allenamento palestra svolto prevalentemente con le macchine isotoniche non contempla.

Mario Supino

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